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COSA SONO LE FREQUENZE BINAURALI? di Fabio Caiazzo


Frequenze Binaurali in Ambito Olistico

I toni binaurali (o battiti binaurali dall’inglese binaural beats) sono dei battimenti che vengono percepiti dal cervello quando due suoni con frequenza inferiore ai 1 500 Hz e con differenza inferiore ai 30 Hz vengono ascoltati separatamente attraverso degli auricolari.

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Toni binaurali

È importante precisare che tali battimenti non sono conseguenza, come normalmente accade, di una sovrapposizione fisica delle onde sonore (cosa impossibile utilizzando degli auricolari), ma vengono generati direttamente nel cervello.

Il fenomeno è stato identificato nel 1839 da Heinrich Wilhelm. Il fenomeno si esplicita applicando due suoni differenti per mezzo di auricolari ad un soggetto.

Differenza Temporale Interaurale (ITD) dei toni binaurali

I suoni non devono essere troppo alti e troppo discostati come frequenza, altrimenti verrebbero percepiti come due suoni distinti, come in realtà sono effettivamente; per questo nei toni binaurali, vengono utilizzate frequenze sotto i 1000–1500 Hz, con una differenza tra orecchio destro e sinistro inferiore a 30 Hz, che si dimostrano in grado di produrre l’effetto.

Il cervello dal Ponte di Varolio, sulla via acustica, genera un terzo tono equivalente alla differenza tra le due frequenze e viene percepito dal soggetto in maniera nitida come un battimento acustico.

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Lo stimolo nell’area del nucleo olivare superiore inizialmente interessa la zona che normalmente sovrintende alla localizzazione tridimensionale del movimento dei suoni; i ritmi acustici rapidamente inducono le risposte motorie in uno stato di stabile sincronizzazione costante sotto e sopra le soglie di percezione cosciente nel tronco encefalico e nella sostanza grigia, regolando la risonanza di retroazione cerebrale sull’onda di sincronia indotta dai toni binaurali su regioni che includono aree primarie sensorimotorie, aree cingolate, aree premotorie bilaterali opercolari, corteccia ventrale prefrontale, e subcorticali, insula anteriore, putamen e talamo.

Le frequenze uditive umane sono all’incirca ristrette alla percezione nell’intervallo che spazia nominalmente tra i 20 ed i 20 000 Hz, mentre le frequenze rilevate per le attività cerebrali cognitive sono al di sotto dei 30–40 Hz, rendendo difficile o impossibile l’input naturale attraverso l’udito di frequenze vicino o sotto la soglia inferiore acustica umana.

Per riuscire a innescare tali frequenze, ad esempio sui 10 Hz come le onde Alfa rilevate normalmente nelle fasi di rilassamento, tipicamente viene applicato ad un orecchio un tono da 315 Hz ed all’altro un tono da 325 Hz, cosicché il cervello generi un terzo tono con una frequenza da 10 Hz.wave-850007_1280.jpg

Sincronizzazione dell’onda

Nel cervello in vivo non viene rilevata un’unica frequenza, ma un misto di onde ad ampiezza differente; la frequenza dominante è rilevata in specifiche attività e stati del soggetto. In un EEG su umani e primati in genere vengono rilevate delle frequenze leggermente variabili da soggetto a soggetto.

Frequenze Denominazione

Onda dominante presente in:

> 40 Hz Onda Gamma: Attività mentale elevata, percezione, problem solving, paura

13–39 Hz Onda Beta: Attività mentale vigile, concentrazione, cognizione, paranoia

7–13 Hz Onda Alpha: Rilassamento vigile, fase di sonnolenza pre-sonno o pre-veglia

4–7 Hz Onda Theta: Sogno, meditazione profonda, sonno REM

< 4 Hz Onda Delta: Sonno profondo, senza fase onirica REM

Pur essendo un fenomeno scientifico, applicato, studiato e verificabile, talvolta in taluni soggetti, non è possibile per tutti i soggetti, ed in ogni situazione ripetibile, sincronizzare per feedback l’onda dominante del cervello con l’onda generata dal tono binaurale applicato, in quanto: ogni soggetto percepisce a livello differente i toni binaurali (temporaneamente o permanentemente) ogni soggetto risponde in modo differente al fenomeno di retroazione convergente del sistema nervoso (con o senza training) ogni situazione psicoemotiva oppone resistenze differenti alla sincronizzazione dell’onda dominante.

Secondo gli utilizzatori dei toni binaurali, per tentare di raggiungere con successo la sincronizzazione è opportuno regolare il tono binaurale iniziale sulla sintonia della frequenza dominante al momento iniziale, per successivamente spostarsi con step da 20 Hz fino a raggiungere per retroregolazione graduale la frequenza desiderata.

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Cenni storici

Heinrich Wilhelm scoprì il fenomeno dei toni binaurali nel 1839, ma nonostante le successive ricerche l’argomento rimase poco più di una curiosità scientifica fino a quando nel 1973 Gerald Oster pubblicò l’articolo “Auditory Beats in the Brain” (Scientific American, 1973). In questo articolo Oster definì i toni binaurali come un potente strumento per le ricerche nel campo della neuroscienza cognitiva e suggerì il loro uso anche come strumento per diagnosi mediche per problemi all’udito o di natura neurologica.

Uno studio del 1977 su soggetti afasici ha dimostrato l’incapacità di percepire i toni binaurali da parte di coloro che hanno subito gravi ictus.

Durante la seconda guerra mondiale il generale chirurgo giapponese Shirō Ishii, tenente generale dell’Unità 731, somministrava ai prigionieri in Manciuria delle sessioni di toni binaurali a scopo scientifico.

Altri utilizzi Estrogeni

Nelle donne è stato rilevato che esistono due picchi distinti massimi di percezione dei battimenti, precisamente al momento dell’ovulazione e 15 giorni dopo, rendendoli potenzialmente utili come riferimento alla concentrazione e ciclo degli estrogeni.

Parkinson

Nei malati di morbo di Parkinson è stata rilevata una difficoltà o inabilità di percepire le frequenze dei battimenti generati dal cervello. Sono stati misurati i livelli di percezione di malati non trattati con terapie e degli stessi dopo una settimana di trattamento, rilevando che al migliorare del decorso della malattia si ottiene un miglioramento della percezione dei battimenti, rendendo questo fenomeno un possibile strumento diagnostico dell’effetto terapeutico.

Epilessia

L’effetto del battimento generato dal cervello è ottenibile non solo per via uditiva ma anche per via ottica allo stesso modo secondo lo stesso principio.

Comunque sottoponendo un soggetto ad entrambi questi stimoli riproducendo onde Alfa, è possibile causare l’insorgenza di epilessia fotosensitiva (PSE), fatto che collega questo fenomeno, per modalità ancora sconosciute, alla patologia.

Ormoni

Alcuni rilievi sperimentali studiano il fenomeno innescato da specifiche frequenze binaurali che possono stimolare specifiche ghiandole a secernere date quantità di ormoni, in un esperimento è stato possibile modulare beta-endorfine con un mix di onde Alfa-Theta.

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Non verificati

Esistono numerosi e vasti campi di applicazione per i quali i toni binaurali per alcune fonti sarebbero efficaci, ma senza prove sperimentali definitive. Tra queste, la cura per l’abuso di sostanze stupefacenti, tabagismo, alcolosi, potenziamento della memoria, potenziamento dell’apprendimento, potenziamento dell’erezione per soggetti con disfunzioni erettili.

I frequenti risultati ottenuti in questi campi potrebbero essere attribuiti a suggestione. Nell’estate 2008, a seguito di una conferenza stampa della Guardia di Finanza ripresa dalle principali testate giornalistiche italiane è stato lanciato un allarme riguardo dei brani musicali scaricabili da internet contenenti toni binaurali (detti i-Doser dal nome del sito dove erano presenti), che venivano definiti “droghe virtuali” liberamente diffuse su internet sia gratuitamente che a pagamento.

Al momento attuale non è mai stata data prova scientifica degli effetti causati sul cervello dai toni binaurali.

Nel genere letterario denominato Creepypasta, nato su Internet come variante moderna del racconto horror, ai toni binaurali sono spesso associati senza motivo alcuno effetti dannosi per l’organismo umano. Robert Monroe Robert “Bob” Allan Monroe (30 ottobre 1915 – 17 marzo 1995) è stato uno scrittore statunitense.

È stato il fondatore nel 1978 dell’omonimo istituto per la «ricerca sulla coscienza umana». Biografia Laureatosi nel 1937 presso l’università dell’Ohio si dedica come autore e regista a programmi radiotelevisivi. In seguito fonderà lui stesso alcune emittenti radio e TV.

I fenomeni manifestatisi in maniera del tutto naturale e che hanno dato una svolta alla sua esistenza e che descrive nel suo libro I miei viaggi fuori dal corpo (1971) iniziano nella primavera del 1958.

In seguito intraprese e si sottopose a studi scientifici sulle esperienze paranormali che affermò di avere vissute.

Lo stesso François Brune teologo e ricercatore nel campo degli studi sulle presunte comunicazioni con l’aldilà, considera questo autore particolarmente affidabile. Insegnò questa tecnica, tra gli altri, anche alla studiosa delle esperienze ai confini della morte (NDE), Elisabeth Kubler Ross. Il suo Viaggi lontani, secondo dei tre libri scritti di suo pugno, è stato per la prima volta pubblicato in Italia nel 2014 dalle Edizioni Spazio Interiore.

OBE – ESPERIENZA EXTRACORPOREA

L’espressione esperienza extracorporea, nota anche con le sigle OBE e talvolta OOBE (dall’inglese out of body experience), sta a indicare tutte quelle esperienze, la cui interpretazione rimane controversa, nelle quali una persona percepisce di “uscire” dal proprio corpo fisico, cioè di proiettare la propria coscienza oltre i confini corporei.

Più stringatamente, sta a indicare quella sensazione che taluni provano come se stessero fluttuando all’esterno del proprio corpo e, in taluni casi, percependo la presenza del proprio corpo da un punto esterno ad esso (autoscopia).

Circa una persona su dieci ritiene di aver avuto qualche volta nella vita una di queste esperienze. Ipotesi sulla natura delle esperienze extracorporee Medicina e psichiatria In medicina sono descritti alcuni disturbi della coscienza (“disturbi della coscienza dell’Io” chiamati “depersonalizzazione”) che potrebbero essere alla base dell’OBE. Tali disturbi possono derivare da affaticamento o alterazioni organiche.

La sensazione di trovarsi fuori dal corpo è stata riferita durante:

  • Sonno ipnagogico o ipnopompico (le fasi che precedono immediatamente l’addormentamento o il risveglio)
  • Crisi epilettiche
  • Intossicazione da droghe
  • Fasi di psicosi acuta

Secondo l’interpretazione di alcuni, questo potrebbe indicare che ciò che si osserva durante le OBE, appare non essere altro che il frutto della propria mente e la conseguenza di una temporanea iperattività anomala di alcune regioni del cervello.

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Esperienze ai confini della morte

Le esperienze extracorporee (OBE) si manifestano frequentemente nei fenomeni più complessi denominati esperienze ai confini della morte (NDE), attualmente oggetto di studio anche in ambito medico, come nei casi di Pim van Lommel e Sam Parnia.

Viaggio astrale e sogno

Un’ipotesi formulata in ambienti mistici è che alcuni sogni lucidi sarebbero presunti viaggi fuori dal corpo, mentre all’inverso talune esperienze che potrebbero sembrare viaggi astrali sarebbero invece soltanto dei sogni o rientrerebbero in quell’altra categoria di fenomeni denominata “onironautica”.

Esperimenti scientifici

Uno studio condotto da Bigna Lenggenhager, della Scuola Politecnica Federale di Losanna e da Henrik Ehrsson dell’University College di Londra, primo in assoluto del suo genere, sono descritte in due articoli pubblicati su Science.

Nell’esperimento eseguito i partecipanti hanno indossato speciali occhiali utilizzati in visioni tridimensionali attraverso i quali hanno visto, proiettata a una distanza di due metri, la propria immagine mentre la stessa era simultaneamente ripresa da una telecamera posta dietro di loro.

Durante le proiezioni, la loro schiena veniva toccata diverse volte con un bastoncino, così che essi hanno potuto osservare ciò che accadeva “in diretta” sull’immagine virtuale. Quando poi ai partecipanti è stato chiesto in quale punto si trovassero della stanza, quasi tutti hanno indicato la posizione virtuale.

Gran parte dei volontari, quindi, ha avvertito una dissociazione dal proprio corpo.

Secondo gli autori, questo studio fornisce una possibile spiegazione scientifica dell’origine del fenomeno delle esperienze fuori dal corpo, alla base del quale “potrebbe esserci una disconnessione fra i circuiti del cervello che elaborano le informazioni sensoriali”.

Questo esperimento, ha commentato Peter Brugger, dell’University Hospital di Zurigo, dimostra che la coordinazione dei sensi e la prospettiva visuale e visione sono importanti per la sensazione di trovarsi all’interno del proprio corpo. I ricercatori hanno quindi dedotto che la percezione che una persona ha di se stessa può essere manipolata usando una serie di stimoli multisensoriali in quanto l’unità spaziale e la coscienza del corpo dipendono dai meccanismi del cervello.

Tali studi non permettono però di concludere in modo definitivo circa la natura oggettiva o allucinatoria del fenomeno dell’esperienza extracorporea, o di altri fenomeni simili, come quelli di premorte.


Scritto da Fabio Caiazzo – Beauty Expert – Categoria Massaggiatori

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