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MASSAGGIO BALINESE – di Fabio Meardi


In Indonesia ci sono 2 grandi “famiglie” di massaggi: PIJAT e URUT .

La parola pijat significa “massaggio” in indonesiano (ma anche i massaggiatori vengono indicati con questo nome), mentre urut significa “massaggio” in giavanese.

I massaggi del primo tipo sono omnicomprensivi e largamente praticati in ogni villaggio e si dedicano moltissimo alla muscolatura, mentre i massaggi urut sono considerati dei veri e propri massaggi medici, e sono perfino usati per rimettere in asse le fratture ossee, oltre a risolvere tutta una serie di problemi anche gravi.

Per praticare questi massaggi vengono usati come “attrezzi” dita, pollici, palmi, nocche, gomiti e, almeno in un caso, anche (udite udite!) i tricipiti, con in più l’aiuto spesso di tutto il peso del corpo per rendere la manovre ancora più penetranti.

Questa peculiarità dell’approccio indonesiano al massaggio è dato in molta parte dal fatto che nel Sud-Est asiatico vi sia l’altezza media più bassa del pianeta, con conseguente peso piuttosto ridotto, almeno secondo i canoni occidentali.

Attualmente l’altezza media in Indonesia è di 158 cm per gli uomini e 147 cm per le donne.

Per questo motivo sembra spesso che si accaniscano durante l’esecuzione di un trattamento; niente di più falso: il loro scopo è semplicemente di eseguire un trattamento nel modo migliore possibile.

Molte delle tecniche che vi si trovano sono volte ad agire sulle aderenze muscolari che rendono asfittica la cute e creano dolori diffusi; si usano pertanto scollamenti tramite la tecnica di skin roll o di pizzicottamento della cute e dei muscoli.

Due tecniche decisamente inusitate nell’arsenale del massaggio balinese sono quelle ispirate alla danza Kecak (pron. Checiac), dove si fanno scivolare gli avambracci lungo la colonna vertebrale, incrociandoli con le mani, come se si avvolgesse tutto il tronco nelle spire di un serpente, e l’uso del gomito in modo vibrato lungo i paravertebrali, richiamando con la mano un peculiare movimento di quella danza.

A vederla può mettere paura, ma invece è sostanzialmente un’esperienza piuttosto piacevole che vale la pena di provare.

Questo massaggio usa una combinazione di stiramenti e pressioni digitali per stimolare il flusso sanguigno, quello dell’ossigeno e quello del prana (Qi) in tutto il corpo, portando un profondo rilassamento e un senso di benessere diffuso.

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Le tecniche utilizzate sono variegate: impastamenti, frizioni, skin roll, agopressione e riflessologia, il tutto accompagnato dalla persistente, inebriante e continua presenza degli effetti positivi dati dagli oli aromaterapici utilizzati, che contribuiscono al rilassamento e a  lenire i dolori.

È un massaggio forte e profondo e, proprio per questo, estremamente efficace. Alla fine del trattamento la sensazione che si prova è quella di un grande sollievo, come se ci si fosse tolti di dosso uno zaino pesante dopo un lungo cammino.

Nel video si nota una tecnica peculiare, chiamata Raja Pemburu, che significa “Re Cacciatore”. Raramente si vedono tecniche simili negli altri massaggi diffusi in Occidente e questa ne è solo un esempio.

All’estero, dove si è più informati e disponibili a sperimentare tecniche poco conosciute rispetto (purtroppo) all’Italia, il Massaggio Balinese non manca mai nelle Spa più quotate, mentre in Italia latita ancora parecchio per la poca voglia di investire in formazione riguardo a qualcosa che non si conosce e che non è fatto oggetto di un pesante battage pubblicitario che rende la cosa trendy e modaiola indipendentemente dalle sue reali qualità e caratteristiche.

Auspicabilmente questa introduzione è un primo passo perché questo massaggio straordinario abbia il riconoscimento che merita e sia oggetto di attenzione anche nel nostro distratto paese.


Scritto da Fabio Meardi – Beauty Expert

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